Era un po’ che non toccavo il mio blog e buttavo giù due righe ma per essere sincero lo guardavo come minimo un paio di volte alla settimana, controllavo le statistiche, iniziavo un post e poi lo cancellavo perché… perché non era il momento, non era corretto forzare le parole, non avevo tempo e voglia di esprimermi tramite questo mio personale spazio il mio personale pensiero.

Anima e corpo altrove dove ritenevo corretto investire.

Questa sera sono più riflessivo del solito: sarà la febbre, sarà lo stress di 10 giorni non semplici, sarà che dovevo pensare ad altro. Scrivere è sempre stato nella mia natura e quasi mi dispiace di non essere in possesso di una tavoletta digitale per riportare i miei pensieri in modalità “scriba egiziano” con tanto di gambe incrociate e gonnellino color panna.

Mi piace “rotondeggiare” con la penna e molto probabilmente dopo aver pubblicato questo post passerò all’amica clorofilla riempiendola d’inchiostro per poi gettare via tutto come ho sempre fatto.
Ma cosa scriverei? Probabilmente solo:

Sei al giro di boa.

Mi torna alla mente quando da ragazzino mi allenavo d’estate raggiungendo la boa a nuoto.
Le prime volte i crampi mi facevano tornare indietro, la corrente mi bloccava nello stesso punto nonostante le bracciate, il bagnino mi urlava dalla torretta minacciandomi di riportarmi con le gambe spezzate dai miei genitori … quanti ostacoli per raggiungerla.
Eppure mi accorgevo che tornavo sulla spiaggia più forte del giorno precedente e pronto per il giorno successivo nel toccare quel puntino arancione che si vedeva a malapena uscire dalla distesa d’acqua.
Alla fine l’ho toccata quella boa e sono tornato indietro felice.

Nei prossimi mesi potrò dire di aver toccato definitivamente quella boa.
La vedo lì a poche bracciate, indietro è stata fatta troppa strada per tornare indietro: non ne vale la pena.
Ringrazio il bagnino (o meglio i bagnini) che sono ancora lì a deridermi e ad invitarmi di tornare indietro: senza di loro non avrei avuto il giusto motivo per non abbattermi fino al punto da mollare.

Probabilmente il timoniere prenderà la curva larga impiegando più dei canonici minuti per aggirare l’ostacolo ma la retta via arriverà ancora una volta e allora ci vorrà molto tempo prima di riprendere in mano la penna e lasciare che i pensieri scivolino sulle dita per trasmettersi alla sfera che rilascia il blu/nero su dei fogli per descrivere dei momenti…

Quali momenti?
Momenti pieni di dubbi, di paure, di incertezza nel breve termine ma con un grande ottimismo e certezza nel lungo termine.
Poco tempo fa ho letto “the secret” che ha solo confermato il modus operandi di 27 anni (c’è chi mi ricorda “ormai 30″);
però da quelle 300 pagine scarse mi è rimasta impressa una frase che diceva più o meno così:

la vita è come attraversare un paese di notte: sai dove arriverai ma ti è permesso di vedere solo i prossimi 200 metri.

Mi piacerebbe poter dare una pacca sulla spalla al buon Charles Haanel concordando con lui attorno ad un bicchiere di grappa di prugna ma ahimè è mancato nel 1949 e personalmente mi sento di dire il contrario:

vedo indistintamente tra un anno,
vedo cosa avrò realizzato tra due anni,
vedo una cosa molto importante tra tre anni,
ho toccato la boa, vedo la spiaggia
ma non vedo i prossimi 200 metri.