Ricordo quando con orgoglio e pregiudizio professavo: “io sono un relatore pubblico e non un markettaro”.

Ricordo quando guardavo con diffidenza ogni cartellone pubblicitario e pensavo: “… quanti soldi sprecati”.

Ricordo quando nella scelta opportuna di uno strumento di promozione disgustavo alla sola idea di acquistare un banner.

Sono passati 4 anni da quando mi sono avvicinato in forma più approfondita al mondo della comunicazione e le cose per un certo verso non sono cambiate: la definizione di RP è contesa tra le 6/7/8(…) più accreditate, la comunicazione a livello universitario è tra le più screditate, la disciplina è ancora quella nebulosa che menzionavo al primo anno di delegato UniFERPI per Gorizia… a questo si aggiunge la crisi economica condividendo le preoccupazioni di Barbara con quel “E’ difficile”.

Oggi non è il lavoro che manca a mio avviso.
Oggi manca la fiducia nel poter accettare certi lavori per timore del famoso “buco” (o “ciodo” per i più affezionati delle mie zone), manca la fiducia nel consulente che propone nuove strade; mancano le risorse finanziarie proprie per poter avviare business e le energie sprecate per analizzare in forma approfondita tutto in uno studio di fattibilità sono molteplici (ne so qualcosa).

Inizialmente mi ero convinto pure io: la pubblicità è morta.
Sai come succedono queste cose … vai ad un convegno che tratta “social media marketing” e quella è la frase; vai ad un corso di marketing relazionale e quella è la frase; segui un seminario sugli “strumenti degli attrezzi” e quella è la frase.
Insomma, uno prima o poi si convince no?Se lo dicono tutti un fondo di verità c’è!
“Ma sì dai è così … guarda i dati”. Infondo, chi sono io per poter predicare il contrario? Inutile mettersi anche solo a ragionarci sopra. stop.

Sarà proprio il mio carattere di natura controcorrente (e quante rogne mi ha portato) ma tutto questo “senso unico” mi ha portato a voler uscire fuori dal coro e dopo 4 anni di “muso duro e barettà fraccà” (tipica espressione veneta per indicare chi è ottuso nella sua idea) riprendo in mano il post di Nicola Mattina e mi metto in netta opposizione a quanto affermato (e da Nicola condiviso) da Antonio Tombolini in quel video che invito tutti ad ascoltare con attenzione.

la pubblicità è morta perché il rapporto tra investimenti e benefici non sta in piedi. Punto e a capo

Premetto che se ne potrebbe parlare per ore citando case history ad hoc ma soffermiamoci sull’assoluta imposizione di dare per defunto uno strumento che comunque sta generando ancora molto sicuramente in termini di fatturato.
Mi domando: “sono allora tutti dinosauri chi si affida a questo mezzo o sono semplicemente soggetti alla straordinaria capacità dell’agente pubblicitario? oppure c’è dell’altro?”

Siamo realisti: un imprenditore spenderebbe mai 70mila euro all’anno in pubblicità radiofonica (per esempio) se non ci fosse un ritorno? dubito.
Probabilmente (e mi auguro) chi effettua queste esternazioni presuppone un basso ritorno predisponendo solo il mezzo pubblicitario come strumento e allora posso anche dar ragione ma a quel punto la stessa storia varrebbe per qualsiasi altro mezzo no?
Anche in questo caso potrei essere smentito con casi in cui solo un mezzo ha dato dei ritorni eccezionali ma non conviene farlo perché posso dimostrare allo stesso modo che con l’investimento pubblicitario si è ottenuto lo stesso risultato in termini di utile.

A mio avviso la pubblicità non è morta ma va rivista per essere integrata con gli altri strumenti: ecco che qui l’investimento è più che lecito e genera attraverso la forma “push” che da sempre la contraddistingue molto, anzi moltissimo.

In secondo luogo la pubblicità mica è uniforme: a seconda del mezzo utilizzato (banner, tv, radio…) cambiano le modalità, gli obiettivi, il target … Mi sembra ci sia in generale una condanna di massa ingiustificate verso quel che ha dato per tutti quanti il pane negli anni passati e non lo trovo corretto.
E non vado a profetizzare la necessità di rispetto per i tempi gloriosi passati ma solo il desiderio di essere professionisti al 110%: è facile condannare le baguette se ci si specializza sulle mantovane! :D
magari trasformando quella pubblicità che tutti danno per morta (credo parlino della “push”) con forme meno invasive “pull” credete che anche in questo caso non ci sia nulla da fare?

Mi trovo ad essere spettatore di una situazione tipica amorosa del mondo d’oggi: va male col proprio partner e allora piantiamolo per un altro più giovane. Più facile fuggire che impegnarsi ad adattarsi insieme cercando di risolvere le problematiche (tranquilli il riferimento è puramente casuale :) ).

Esterniamo sempre di amare le sfide noi comunicatori e allora perché non far risorgere “Lazzaro”?

Vorrei parlare ancora e ancora ma attendo vostri pensieri in merito e attendo gli insulti :D